Panorama – Tommaso Pincio (NN Editore, 2015)

Un senso di irrisolto pervade le pagine di Panorama. Pensate a un puzzle dall’ultima tessera mancante, a una storia d’amore mai iniziata, a una potenzialità mai sbocciata e accartocciatasi su se stessa. E l’inazione domina l’esistenza di Ottavio Tondi, indolente protagonista postmoderno del romanzo vincitore del Premio Sinbad 2015 per la narrativa italiana.

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È il tipico antieroe incapace di agire, di rendersi padrone della propria storia, di porre un argine all’appassimento di moraviana memoria che ha attecchito nella sua mente e nel mondo attorno a lui. Appassimento che si manifesta in una «sfiducia cronica verso qualunque possibilità di cambiamento, uno scetticismo frutto della sua esistenza votata alla lettura». Ottavio Tondi è dunque un lettore, ma non uno qualunque: lui è “il lettore”, colui che, per aver determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, aveva il potere di far sfondare o fallire un libro. Un lettore di professione, privo di qualsiasi ambizione letteraria e disinteressato alla scrittura financo per sfizio.

Tutto questo prima dell’incidente di ponte Sisto, prima cioè del trauma che determinerà la fine della sua astinenza scrittoria e il suo ingresso nel social network Panorama, regno dell’insignificanza pericolosamente simile ai nostri social. Appare sempre più evidente il contesto in cui i personaggi sono immersi: niente più libri o letterati, niente più presentazioni e comunità letterarie; solo un’incessante flusso di comunicazione sterile, voyeurismo esasperato e, chissà, nuove forme di oralità letteraria.

Di una sola cosa siamo certi: Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Quattro anni di fitta corrispondenza e di amore inespresso sono tutto ciò che accomuna questa splendida ventiquattrenne (al momento del primo messaggio) a lui, quarantottenne in decadimento che non l’ha mai apertamente corteggiata, un po’ per timore del giudizio sociale, un po’ perché «lui, la luna, qualunque luna, che fosse Ligeia Tissot o una meta assai più raggiungibile, non soltanto non l’avrebbe mai avuta, non l’avrebbe mai davvero desiderata. Sapeva che il suo posto era sulla terra, il posto di chi è condannato a sospirare, a vagheggiare l’impossibile ammirandolo dal basso, da lontano».

E così il non detto prende il sopravvento, il sogno a occhi aperti soppianta un reale interscambio: foto dopo foto, messaggio dopo messaggio, Ligeia è guardata, immaginata, desiderata, ricostruita fin nei minimi dettagli, inventariata nelle sue abitudini e piccole manie. La sua webcam accesa – condizione necessaria alla permanenza sul social network – è puntata sul letto perennemente disfatto e costellato di oggetti, libri o indumenti che si tramutano nell’universo di Tondi, nel fulcro dei suoi pensieri. Fino a quando…

In Panorama, una splendida prosa intessuta di poeticità affastella i diversi livelli di realtà e finzione: scoprirli, frase dopo frase, è la bellezza intrinseca di questo romanzo.

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