GiroDiVita – Alessio Rega (Adda Editore, 2014)

«Da pochi giorni avevo compiuto diciott’anni ma mi sembrava di non essere mai esistito».

L’incipit di GiroDiVita è già pregno di quel senso di incompletezza e sospensione che è tipico dell’adolescenza e che aleggerà per tutta la prima delle due parti del romanzo, quella che descrive la vita e le emozioni di Gabriele, un ragazzo barese come tanti, che vive con la madre e la sorella e che divide il suo tempo tra scuola, amici e una ragazza di nome Chiara. Il tutto sullo sfondo di una Bari vissuta e amata, con le sue contraddizioni: dalla periferia sud, troppo lontana dai parchi cittadini, allo splendore del mare, colmo di traghetti pronti a salpare per la Grecia. Una Bari di cui percepiamo il caldo e l’umido, la vita pulsante tra le vie del centro, gli odori delle cucine tra i vicoli della città vecchia.

«Mi chiedevo se ero mai stato felice, ma soprattutto se sapevo in che cosa la felicità consistesse realmente».

Gabriele sembra vivere in una bolla, ignaro del mondo e dei suoi stessi desideri, legato alla sua prospettiva limitata e alla sua diffidenza per il prossimo. Un ragazzo che spesso rimane in silenzio, per paura che i suoi pensieri siano sbagliati e inadeguati. Un ragazzo dalle infinite zone d’ombra, ma incredibilmente sensibile e sempre alla ricerca di risposte.

Girodivita

Filo dopo filo, la prosa piana e senza intoppi dell’autore tesse il microcosmo del protagonista: il rapporto conflittuale con la giovane madre e la nostalgia del padre lontano, ma anche la voglia di trasgredire, il sentirsi forte e immortale in compagnia dei coetanei e quel fiume in piena dai capelli biondo cenere di nome Chiara, capace di svegliarlo dal suo lungo torpore. La stessa che causerà la sua prima delusione amorosa e che, insieme alla rottura col migliore amico Giulio, all’aggravarsi dei contrasti familiari e alla fine degli esami di maturità, lo lascerà in apparenza solo e più che mai in balia della sua inquietudine. Sotterrando la sua matassa di relazioni intricate, il protagonista parte dunque per Milano «con un miscuglio di sentimenti vaghi e rancori sopiti, nascosti come la polvere sotto il tappeto».

Vediamo un treno macinare chilometri in direzione nord e, nel voltar di una pagina, un aereo iniziare la sua discesa verso la linea familiare della costa di Bari: catapultati senza preavviso in questa nuova fase, possiamo solo intuire gli anni trascorsi nel capoluogo lombardo, i successi in campo lavorativo, gli amori immaturi che si celano nelle pagine bianche tra le due sezioni del romanzo, “Andata” e “Ritorno”.

GiroDiVita riparte così all’insegna di un senso di non appartenenza, di un’apparente distanza dai fantasmi e dalle scorie di un passato che, in realtà, è ancora presente in ogni decisione di Gabriele. Scopriamo che la sua rivoluzione interiore è infine terminata, che gli squarci profondi sono ormai piccoli tagli cicatrizzati. «L’angoscia di essere sempre fuori tempo con la vita» ha ormai ceduto il posto a una più matura volontà di chiudere tutti i cerchi lasciati aperti, sovrapposti, concatenati. E non sarà la realizzazione professionale a dargli il tanto agognato equilibrio, né la relazione con l’affascinante Beatriz, breve quanto totalizzante. A farlo saranno inferno e paradiso, distruzione e rinascita: Gabriele tocca il fondo e risale, per l’ennesima volta. Riprende possesso della matassa e finalmente inizia a dipanarla. Una sola notte per annullare le distanze col passato, per vedere i suoi piani scombussolati come non mai. Una sola notte per imparare, nonostante ciò, a scegliere.

«E avevo come l’impressione di aver fatto un lungo giro, un giro di vita, ed essere tornato al punto di partenza. E invece no. Mi sbagliavo. Non ero mai tornato indietro, ero sempre andato avanti, ed ero arrivato alla fine del mio percorso».

Come Gabriele, il romanzo di Alessio Rega compie il suo giro, chiude i suoi cerchi. Ci ricorda che nulla accade per caso e che, presto o tardi, ognuno di noi è chiamato a scegliere, a crescere, a rialzarsi e a tornare esattamente in quel punto da cui con tanto fervore era fuggito. Ed è proprio l’universalità delle tematiche (l’amore, l’amicizia, l’inquietudine giovanile, la ricerca di un’identità) unita a una narrazione in prima persona, semplice ma coinvolgente, a costituire il punto di forza di questo romanzo. Un ottimo esordio, in attesa di scoprire cosa ci riserverà il giro di vita di questo giovane autore.

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