Infelici e scontenti – Alice Chimera (Les Flâneurs, 2016)

«Lo ammetto, ho macellato i personaggi della mia infanzia».

In poco più di duecento pagine, armandosi di cattiveria e di una certa dose di sadismo, Alice Chimera distrugge la vita fatata e il futuro di felicità in cui generazioni di bambini hanno immaginato i propri idoli disneyani. Niente più sorrisi e modelli da seguire, via quel retrogusto patinato tipico dei finali irreali e delle storie interrotte prima di potersi confrontare con le sofferenze e i disagi della vita. Infelici e scontenti è una raccolta di sette racconti che prendono il via laddove le loro versioni più celebri si interrompono. Al posto dei consueti happy ending vediamo «una vita infelice, reale, che però non avrebbe fatto audience come quella che invece siamo sempre abituati a sognare».

I personaggi sono dunque quelli che tutti conosciamo, solo meno perfetti e più “umani” e, in quanto tali, soggetti alle umane paure e ossessioni. Fil rouge non è più il “vissero felici e contenti” quanto una sorta di insoddisfazione, una mancanza. Appaiono evidenti, in ogni racconto, una visione pessimistica del futuro e il tema dell’inconsistenza dei sogni: questi ultimi sono la molla che porta alla pazzia, il tarlo che divora la ragione e corrompe anche l’animo più puro. Il tutto in una cornice gotica, con sfumature a tratti horror. E così vediamo Biancaneve tramutarsi in un melo, consumata dalle fiamme in cui il suo popolo l’ha gettata così come dall’ossessione che aveva traviato il suo animo; vediamo la Sirenetta compiere brutalità nella speranza di concepire un figlio; Cenerentola alle prese con le perversioni di quello che credeva essere il suo Principe Azzurro. Una triste sorte attende anche Belle, Jasmine, Aurora e la piccola Alice nei suoi Paradisi Sintetici.

La campana di vetro di ogni lieto fine a cui ci hanno abituato va in frantumi sotto i colpi della penna di questa giovane autrice. Una penna inclemente, carica di rabbia in libero sfogo e già padrona del proprio stile secco e sferzante.

Pur misurandosi con archetipi e grandi classici, le favole di Alice Chimera non sfigurano e rimangono, nel proprio contesto, credibili. Ognuna di esse ha una propria morale e presenta spunti inediti e diverse chiavi interpretative. A far da sfondo, tuttavia, è quel nichilismo imperante che trova forse origine nella stessa biografia dell’autrice, nella consapevolezza che «ogni istante di gioia lo si paghi a caro prezzo, quindi anche le principessine delle favole devono pagare il conto». E la riscrittura delle favole diventa così un modo per esorcizzare ansie e paure, un gesto liberatorio nei confronti dei propri demoni, una presa di coscienza dei propri limiti e di un mondo che non fa sconti. Infelici e Scontenti è un vero e proprio rogo di illusioni e frustrazioni, dalle cui ceneri ripartire per affrontare la vita con meno aspettative fallaci e più forza d’animo.

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