Ti ho cercato tra le nuvole – Federica Loreti (Les Flâneurs, 2016)

«Questa è la crisi che sapevo sarebbe arrivata

sta distruggendo l’equilibrio che avevo ottenuto

girando intorno alla prossima serie di vite

chiedendo che cosa verrà dopo».

 Passover – Joy Division

Dritte allo stomaco, statiche e atroci, le parole di Ian Curtis scelte da Federica Loreti per inaugurare il suo romanzo d’esordio conducono immediatamente nel mood della narrazione: disagio, crisi esistenziale, equilibrio precario. Ti ho cercato tra le nuvole è ambientato in una Torino gelida e bellissima: sembra di percorrere le sue strade, le piazze e i parchi in cui i personaggi si lasciano conoscere e apprezzare in tutte le loro sfaccettature.

L’atmosfera è plumbea fin dalle primissime frasi: i vicoli cittadini sono sferzati da una pioggia scrosciante e Antonio li percorre a grandi falcate; curandosi di non esser visto, il ragazzo rovista nel bidone dell’immondizia, ne trae fuori un sacchetto rosso e, sorridente, depone un mazzetto sotto il cassonetto. Si scopre più tardi che Antonio è amico fraterno di Matteo, ragazzo di strada che l’ha avviato all’attività di pusher. È lui che lo convince a saltare la scuola per la partita a poker che li metterà entrambi nei pasticci.

Giada, diciassettenne, è la tipica adolescente problematica e chiusa nel suo mondo, disabituata ai rapporti interpersonali, orfana di padre e in guerra con sua madre e col nuovo e premuroso compagno di lei. Trascorre le sue giornate in completa solitudine, tra il muro che lei stessa ha interposto fra sé e gli altri e i continui episodi di bullismo di cui è vittima. Giada è “quella strana”, la “darkettona” con cui non è opportuno parlare e che nasconde un presunto segreto, di cui tutti si fanno beffe.
Conosciamo infine Roberta, quattordicenne che ha appena cambiato casa, scuola e città. Conosciamo il suo passato, traumatico a causa della violenza inflittale da suo padre quando era solo una bambina. E tuttavia Roberta si mostra gentile e aperta alla vita, desiderosa di fare nuove amicizie: le prime sono Carla e Ludovica, tanto popolari quanto vacue e insensibili. Tornando a casa al termine del primo giorno di scuola, Roberta si imbatte in un bellissimo e strano bambino: è Tommaso, bimbo autistico che spesso scappa dall’asilo, facendo disperare la mamma.

La trama inizia a dipanarsi quando Giada e Roberta si scontrano in un corridoio di scuola e sono subito incuriosite l’una dall’altra: è solo il primo dei tanti incontri fugaci in cui vediamo Roberta tentare di scoprire di più su questa ragazza «dagli occhi tanto belli, ma infinitamente tristi», e Giada ritrarsi in modo brusco, arrossendo. Intanto Antonio, compagno di classe di Giada, inizia a provare per la ragazza una crescente attrazione, non lasciandosi intimorire dai suoi modi violenti.

Il rapporto tra i vari protagonisti evolverà seguendo tracciati tortuosi, abbattendo e ricostruendo di volta in volta i muri di silenzio e filo spinato generati dai rispettivi traumi. Muri che si fanno più spessi e taglienti ogniqualvolta Giada, Antonio e Roberta scelgono di trincerarvisi anziché concedere spazio ai sentimenti.

Con uno stile piano e colloquiale, al contempo semplice e profondo, la scrittura di Federica Loreti scivola via fredda e leggera come la neve su Torino, come un verso dei Joy Division, come il vuoto delle parole non dette. Nei silenzi percepiti è facile empatizzare con i protagonisti di questa storia e accostarsi alle tematiche trattate, tipicamente (ma non solo) adolescenziali: rapporto con genitori e coetanei, bullismo ed emarginazione, scoperta della sessualità, depressione, approccio alla morte. Un romanzo di formazione senza lieto fine, ricco di sfumature delicate e malinconiche, delusioni e aneliti di vita.

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