L’imperfetta – Carmela Scotti (Garzanti, 2016)

Nessuno mi guardava in faccia quando passavo, nessuno conosceva il colore dei miei occhi, e persino io me l’ero scordato.

Questa è la storia di Catena. Nel suo stesso libro, tuttavia, Catena viene nominata una manciata di volte, forse un paio. Non sappiamo quale sia il colore dei suoi capelli o dei suoi occhi. Sappiamo invece quale sia la loro espressione: è impossibile non figurarsi fin dalle prime pagine questi occhi grandi e profondi, infinitamente tristi, mentre guardano l’infanzia dissolversi. Catena ha poco più di quindici anni ma vive più sofferenze di quante una vita sola possa sopportare. Prima del tempo è costretta a crescere per non soccombere alle brutture del mondo adulto cui è gettata in pasto.

«Non farlo», e le parole viaggiarono da me a lui, veloci come i sassi. Quei fogli di carta erano la mia ferita aperta, l’unico punto del mio corpo fatto di carne e sangue, fatto apposta per la lama del coltello.

Non sappiamo quale sarebbe stato il destino di Catena se la morte dell’amato padre non ne avesse mutato il corso. Avrebbe vissuto una vita più semplice e banale? Avrebbe abbandonato i libri che lui le leggeva, lo studio delle costellazioni e delle erbe medicinali? Avrebbe messo in sordina la sua curiosità in favore di un più tradizionale ruolo da moglie e madre siciliana dell’Ottocento?

Ciò che sappiamo è che un’assenza diviene il motore di tutto: con la scomparsa del padre della piccola protagonista scompare anche l’unica figura maschile positiva dell’intero romanzo. L’unica carezza in un mondo di percosse, violenze, repressione, patriarcato. Lui però non va via prima di aver donato a sua figlia la chiave per la sopravvivenza e la salvezza: le parole.

Con le parole, la ragazzina riesce a creare uno scudo per proteggersi da ogni male. La vita è crudele, la natura indifferente, l’uomo intrinsecamente brutale, ma le parole sono potenti. Possono creare o distruggere, plasmare le cose, renderle reali.

E le parole di Carmela Scotti sono intrise di poesia e di dolore. La poesia è intrecciata al dolore e il dolore innesca la poesia ed entrambi, insieme, sono il cuore di questo romanzo, sono attaccati alle sue pareti come un’edera infestante su vecchi mattoni.

Di quest’ossimoro vive L’Imperfetta: della sua capacità di far soffrire il lettore, farlo empatizzare con Catena, e di farlo con uno stile che è dolce come il miele. Un tessuto di parole carezzevoli e melodiose, dal ritmo quasi “magico” di storie antiche, leggende e miti popolari.

Di questi giorni posso raccontare il buio, il mio piano per arrivare intera alla morte, per conservare la bocca che mille altre volte mi servirà per dire «padre» e il nome di mio figlio, per conservare gli occhi, che in eterno vorranno guardarli. Quegli stessi occhi li tengo chiusi, qui in fondo al pozzo; ché a occhi chiusi si può inventare il mondo, tagliare la grata e viaggiare leggeri, ai giorni di albicocche, di sole aperto, ai sogni di bambina. Con gli occhi chiusi la cella si fa acqua e si spacca in pezzi così piccoli che il vento se li porta.

Preso per mano da un fraseggio raffinato, dalla musicalità di ogni parola scelta con estrema cura, il lettore riceve con la protagonista continui pugni nello stomaco. Sente il sapore del sangue misto a quello della terra umida, annusa gli odori del bosco e del cuoio sulla pelle, si perde nel buio di una cella logora e dell’ingiustizia senza possibilità di riscatto. Senza mai smettere di credere al potere delle parole che riportano in vita o danno la morte, anche se il prezzo da pagare è l’etichetta di mavara, di strega, di empia sposa del demonio che conosce i segreti della natura.

Le parole, uniche compagne in una vita fatta di silenzi, unico rimedio alla ferocia di un mondo abbrutito, ancora impreparato davanti all’intelligenza, all’autodeterminazione, al desiderio di conoscenza, all’indipendenza di una donna.

Carmela Scotti

«Finalista al Premio Calvino nel 2014, L’imperfetta è, senza dubbio, un esordio notevole: un bel romanzo, denso, cupo, disperato e al contempo vitalistico, che rivela una voce matura (non presentando alcuno dei vizi più tipici delle opere prime) e, soprattutto, una strabiliante padronanza della scrittura».
L’Indice dei Libri del Mese

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