Aperitivo fatale – Dino Cassone (Les Flâneurs)

È ancora giallo a Rosicano: Placido Visone, marito tradito della fascinosa dark lady Venere Rimessa, muore dopo aver assaggiato un po’ del Vermut Solitario che ha ricevuto per posta. Tutti i sospetti e gli indizi convergono su Carlo Limone, veterinario nonché amante di lei, ossessionato e rancoroso. Ma è davvero lui il colpevole? Toccherà di nuovo al maresciallo Sapone seguire il caso, supportato stavolta non solo da sua moglie Margherita ma anche dal brigadiere Cimino, che nel frattempo deve destreggiarsi fra ex, amici immaginari e nuove fiamme. E sarà di nuovo la tremenda Pacifica Diavoli, con i suoi scoop, a raccontare al paese ogni dettaglio di questo triangolo “velenoso”.

Fumiamoci una sigaretta. Ma quanto mi piace la mia vita! – Ludovica Castelli (Les Flâneurs)

Stralci di diario, frammenti di cuore in forma di autofiction, diapositive che scorrono veloci recando l’immagine di una donna, della sua quotidianità consumata fra amore vissuto e amore sognato, “amiche streghe” e “amiche e basta”, ferite ricevute e inflitte, il sogno della recitazione e il perenne scandaglio dell’anima. Con la puzza di tabacco a far da sfondo politicamente scorretto quanto a suo modo poetico, familiare, e ogni emozione succhiata fino al midollo, Fumiamoci una sigaretta. Ma quanto mi piace la mia vita! è un invito a dedicarsi del tempo, a dissipare l’estraneità fra un tiro e l’altro e, al bagliore della brace e fra lievi spirali di grigio, a viversi.

La quarta dimensione del tempo – Ilaria Mainardi (Les Flâneurs)


James Murray, newyorkese d’adozione, è un affascinante pubblicitario che ha passato gli ultimi tre decenni a costruirsi una nuova e brillante identità sui cocci del passato. Finché una lettera, giunta ai suoi occhi in ritardo di ventisette anni, non fa crollare ogni impalcatura. Insieme all’amico Gavin dovrà ripercorrere a ritroso la strada verso un Missouri verde come l’Irlanda, verso una figura materna cancellata da troppo tempo, verso i sogni perduti, verso se stesso. Nella consapevolezza che, come gli ripeteva l’amato padre, dove si arriva e da dove si parte sono i soli punti da tenere sempre presenti per non sbandare durante il percorso.

La terra promessa. Autobiografia Rock – Otello Marcacci (Les Flâneurs)

Raccontarsi significa ripercorrere mentalmente la propria esistenza, le persone incrociate, i viaggi compiuti. E la musica ascoltata. Accade così che una storia personale diventi paradigmatica della storia di una subcultura, che i sogni di un individuo incarnino i sogni di intere generazioni e che l’autobiografia sia solo un filo conduttore, un pretesto per rievocare canzoni e concerti, superstar e magnifici perdenti, locali underground come il CBGB e strade come Abbey Road, che hanno fatto da sfondo a eventi memorabili, dando loro un volto e assorbendone l’anima. La terra promessa. Autobiografia Rock è un atlante di questi luoghi bramati e talvolta raggiunti, un archivio di memoria, una bussola che consenta ai nostalgici di rivivere i propri anni d’oro e ai “retromaniaci” di orientarsi nelle terre del rock.

Quasi – Teresa Antonacci (Les Flâneurs)

Dopo la morte dell’amatissimo Nicola e il trasferimento nella casa di dodici stanze, a Polignano, ad Alina tocca ricominciare tutto da capo, o quasi. Ormai donna matura e realizzata, che ha fatto pace con il proprio dono – la sindrome di Asperger –, dovrà mettere insieme i cocci del passato e provare a costruire una nuova serenità dopo averla rincorsa, raggiunta e ripersa. Ma i déjà-vu accadono, e l’amore pure, e lei si troverà di nuovo in balia della sorte, ad accoglierne le svolte inaspettate e le speranze disattese. Perché, come diceva nonno Giuseppe, «Dio dà e Dio toglie» e le cose irrisolte della vita prima o poi tornano pressanti. Riuscirà a pareggiare i conti con il destino, questa volta?

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Preludio a un bacio – Tony Laudadio (NN Editore, 2018)

Emanuele è un uomo colto. Un sassofonista. Un lettore che ama iniziare le proprie giornate con una divinazione: ogni mattina entra in libreria, apre un libro a caso e lascia che la prima frase balzata ai suoi occhi determini l’immediato futuro, la lente attraverso cui guarderà il mondo.
Emanuele è un barbone. Un ubriacone precirrotico che lotta per la sopravvivenza agli angoli delle strade e ai margini della società.
Di quante sfumature si compone un essere umano? Quanti colori è necessario percepire per poter dire di conoscere qualcuno o di conoscersi?

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Edificio Fellini. Anime e corpi di Federico – Isabella Cesarini (Les Flâneurs)

Ogni artista trova spontaneamente la fonte cui attingere per rinverdire il proprio immaginario. Federico Fellini si è nutrito di letteratura, poesia, umorismo e cultura popolare ma anche di psicoanalisi e di un certo esoterismo. Questa è un’indagine sui personaggi che hanno incrociato la sua formazione e dunque la sua carriera, un viaggio tra le sue fondamenta culturali che va da Italo Calvino a Charles Dickens, da Tonino Guerra a Edgar Allan Poe, da Dino Buzzati a Gustavo Rol. Il tutto osservato attraverso la lente della psicologia analitica, poiché un’assidua frequentazione ha legato per molti anni il regista romagnolo a Ernst Bernhard, allievo di Jung. Anni in cui il suo estro ha dato vita a un cinema che è una vera e propria festa onirica, una discesa nelle viscere dell’inconscio, tanto più profonda quanto più vertiginosa è la scalata della sua arte.

La rampicante – Davide Grittani (LiberAria, 2018)

Nella provincia marchigiana, quella più autentica, fatta di lavoro e sacrificio e «una campagna disegnata dai pastelli di un dio e insozzata dagli eccessi degli uomini», un gioco come tanti degenera nella scoperta che distruggerà la spensieratezza e il futuro di un quindicenne. O, forse, a frantumarsi in mille piccoli pezzi è solo la campana di vetro della sua inconsapevolezza. L’11 settembre 2001, mentre il mondo «vagava stordito con lo sguardo rivolto al cielo», Riccardo Graziosi frugava nel cassetto proibito di una madia alla ricerca dei giornali confiscatigli dal padre.

Quando quel ragazzo qualunque decide di sperimentare il brivido della disobbedienza e sfila quel cassetto dai binari, si imbatte in tre cartelline color limone, sdrucite e implacabili come la verità. È allora che realizza il motivo per cui gli è toccato crescere ai margini di una famiglia felice, e il fisiologico disagio adolescenziale diviene in lui la fiamma che gli impedirà di vivere serenamente, il perpetuo bruciore dell’anima che guiderà ogni sua scelta. Continua su Les Flâneurs Magazine

Davide Grittani

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza (Einaudi)

«Quando nella primavera del 1996» racconta Angelo Pellegrino nella Prefazione «balenò la possibilità di pubblicare per intero il suo libro, Goliarda, accingendosi a rivedere L’arte della gioia dopo vent’anni da quando l’aveva portato a termine, pose davanti a sé una sorta di cartello con le seguenti parole: “Sono passati trent’anni dal primo appunto su Modesta. Attenta, Goliarda, a non cadere nel tranello dell’autocensura”. Temeva che due decenni di rifiuti editoriali, e tre di convivenza con la protagonista del suo romanzo, potessero averle intaccato la forza dell’idea originaria, e di scivolare nel peccato di autocensura, la caduta più grave per una scrittrice come lei. Temeva la vergogna del tradimento più stolto, quello della propria storia».

Oggi, Goliarda, a pochi mesi dagli anni Venti del XXI secolo, ancora la tua Modesta darebbe scandalo, se solo ricevesse la giusta attenzione che il tuo valore reclama. Nessuna autocensura, nessun tradimento: la tua Modesta, nata all’alba di un nuovo secolo, al nuovo secolo dona l’ombra ristoratrice di una femmina viva e vibrante nella calura opprimente del patriarcato nella provincia siciliana di inizio Novecento.

Ed è bello vederla crescere, piccola ma tosta carusa che si distingue, nel contesto di povertà e grettezza in cui sboccia, per una spiccata tensione verso l’apprendimento: quello dei sensi, quello dell’intelletto, quello di ogni esperienza che possa farla accedere a un livello superiore di consapevolezza. Continua su Les Flâneurs Magazine

Goliarda Sapienza

L’uomo che regolava i conti – Mariana Fujerof (Les Flâneurs)

È trascorso poco più di un anno da quando Amedeo Gastaldi è stato incarcerato per l’omicidio della vicina di casa. Adesso, assolto per insufficienza di prove, si trova a doversi ricostruire una vita senza le sue belle suppellettili da collezione, vendute poco prima dell’arresto; senza il caro amico Fabrizio, prematuramente scomparso; senza l’adorata sorella, fuggita chissà dove. Nella sua solitudine sempre più tetra e soffocante, lo scrittore maledetto dalle iridi nere come la notte si dedica anima e corpo al lavoro e, per così dire, alla coltivazione del proprio cinismo: ormai entrato in un vortice di autocompiacimento, misoginia e sfiducia verso il prossimo, Amedeo troverà conforto solo nell’amore mercenario e nella vendetta.