Preludio a un bacio – Tony Laudadio (NN Editore, 2018)

Emanuele è un uomo colto. Un sassofonista. Un lettore che ama iniziare le proprie giornate con una divinazione: ogni mattina entra in libreria, apre un libro a caso e lascia che la prima frase balzata ai suoi occhi determini l’immediato futuro, la lente attraverso cui guarderà il mondo.
Emanuele è un barbone. Un ubriacone precirrotico che lotta per la sopravvivenza agli angoli delle strade e ai margini della società.
Di quante sfumature si compone un essere umano? Quanti colori è necessario percepire per poter dire di conoscere qualcuno o di conoscersi?

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La rampicante – Davide Grittani (LiberAria, 2018)

Nella provincia marchigiana, quella più autentica, fatta di lavoro e sacrificio e «una campagna disegnata dai pastelli di un dio e insozzata dagli eccessi degli uomini», un gioco come tanti degenera nella scoperta che distruggerà la spensieratezza e il futuro di un quindicenne. O, forse, a frantumarsi in mille piccoli pezzi è solo la campana di vetro della sua inconsapevolezza. L’11 settembre 2001, mentre il mondo «vagava stordito con lo sguardo rivolto al cielo», Riccardo Graziosi frugava nel cassetto proibito di una madia alla ricerca dei giornali confiscatigli dal padre.

Quando quel ragazzo qualunque decide di sperimentare il brivido della disobbedienza e sfila quel cassetto dai binari, si imbatte in tre cartelline color limone, sdrucite e implacabili come la verità. È allora che realizza il motivo per cui gli è toccato crescere ai margini di una famiglia felice, e il fisiologico disagio adolescenziale diviene in lui la fiamma che gli impedirà di vivere serenamente, il perpetuo bruciore dell’anima che guiderà ogni sua scelta. Continua su Les Flâneurs Magazine

Davide Grittani

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza (Einaudi)

«Quando nella primavera del 1996» racconta Angelo Pellegrino nella Prefazione «balenò la possibilità di pubblicare per intero il suo libro, Goliarda, accingendosi a rivedere L’arte della gioia dopo vent’anni da quando l’aveva portato a termine, pose davanti a sé una sorta di cartello con le seguenti parole: “Sono passati trent’anni dal primo appunto su Modesta. Attenta, Goliarda, a non cadere nel tranello dell’autocensura”. Temeva che due decenni di rifiuti editoriali, e tre di convivenza con la protagonista del suo romanzo, potessero averle intaccato la forza dell’idea originaria, e di scivolare nel peccato di autocensura, la caduta più grave per una scrittrice come lei. Temeva la vergogna del tradimento più stolto, quello della propria storia».

Oggi, Goliarda, a pochi mesi dagli anni Venti del XXI secolo, ancora la tua Modesta darebbe scandalo, se solo ricevesse la giusta attenzione che il tuo valore reclama. Nessuna autocensura, nessun tradimento: la tua Modesta, nata all’alba di un nuovo secolo, al nuovo secolo dona l’ombra ristoratrice di una femmina viva e vibrante nella calura opprimente del patriarcato nella provincia siciliana di inizio Novecento.

Ed è bello vederla crescere, piccola ma tosta carusa che si distingue, nel contesto di povertà e grettezza in cui sboccia, per una spiccata tensione verso l’apprendimento: quello dei sensi, quello dell’intelletto, quello di ogni esperienza che possa farla accedere a un livello superiore di consapevolezza. Continua su Les Flâneurs Magazine

Goliarda Sapienza

Lions – Bonnie Nadzam (Black Coffee, 2017)

Ogni cosa segue un corso prestabilito, a Lions. Il vento sferza costantemente gli altopiani, le sterminate distese di grano duro sul terreno piatto, gli edifici abbandonati e i pochi abitanti rimasti, progenie di coloro i quali in tempi lontani, vittime della propria inventiva sfrenata e di irragionevoli ambizioni, le diedero quel nome, gettando su se stessi e sulla neonata città del West una maledizione.

«Non c’era niente, tranne il vento e un sole bianco. Era come non essere da nessuna parte, persi nel nulla. Sotto i piedi il vuoto. A Lions non c’era futuro. Non importava quanti aneddoti ti avessero raccontato sugli anni passati, quanti piani avessi in serbo per il domani: eri prigioniero di un eterno presente».

Sembra davvero di essere intrappolati nella “città quasi fantasma” della provincia americana leggendo Lions […] Il lettore si ritrova incatenato come i protagonisti alla sua dimensione fatta di luce, polvere, immobilismo. Una realtà statica, infausta, che apparentemente infonde nei suoi abitanti la brama di fuggire via proprio mentre li incatena a sé. Continua su Les Flâneurs Magazine

Lions
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Bonnie Nadzam

Il sale – Jean Baptiste Del Amo (Neo Edizioni, 2018)

Ci sono libri che, una volta chiusi, lasciano addosso una sensazione tattile, olfattiva, uditiva. Una sensazione viva come un ricordo risvegliato da un odore, un sapore o una melodia. Jean-Baptiste Del Amo, classe 1981, ha scritto uno di questi libri. Già «paragonato a scrittori del calibro di Émile Zola, Honoré de Balzac, Alexandre Dumas, Patrick Süskind e Gustave Flaubert», pluripremiato in Francia e vincitore in Italia di Modus Legendi 2018 – una sorta di rivoluzione dal basso con la mission di far arrivare ogni anno in classifica nazionale un libro pubblicato da una casa editrice indipendente – con Il sale (Neo edizioni) il giovane scrittore tolosano firma una capitolo raffinato e già memorabile della letteratura francese contemporanea. Ed ecco, tra le sue pagine, il familiare odore di salsedine, ruggine e petrolio; il suono della tramontana, delle onde e della risacca; il brivido del vento sulla pelle bagnata. Negli occhi una palette di colori tenui e freddi, sfumature di beige e di azzurro, e la stessa aura di malinconica riflessività che si intuisce nei pensieri della Ragazza alla finestra di Salvador Dalí. Continua su Les Flâneurs Magazine

Il sale
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Jean Baptiste Del Amo